Condividiamo l'interessante e ben argomentato intervento del Senatore del PD, Walter Tocci, nel quale vengono articolate le ragioni del suo NO alla riforma costituzionale
http://waltertocci.blogspot.it/2016/07/voto-no-referendum-lettera-aperta.html
martedì 2 agosto 2016
venerdì 24 giugno 2016
lunedì 13 giugno 2016
Ecco perché NO - Cosa succederebbe se vincessero i SI
Cara amica, caro amico,
abbiamo deciso di scriverti per parlarti di un argomento che ci sta molto a cuore.
In autunno come sai si terrà il referendum sulle riforme costituzionali. Siamo convinti che se vinceranno i SI noi saremo sempre meno cittadini di questa Repubblica, e sempre più sudditi di un potere che si sta rapidamente trasformando, anche attraverso questa riforma della Costituzione. Se invece, come speriamo, saranno i NO a prevalere, potrebbe interrompersi una catena di avvenimenti che ci rende tutti più deboli e meno padroni del nostro destino. Si aprirebbe l’opportunità di costruire qualcosa di migliore.
Da qualche tempo anche Matteo Renzi non perde occasione per parlare del referendum. Si comporta così perché spera di poter sfruttare la vittoria dei SI per suo uso e consumo politico. In realtà questa riforma è un cambiamento delle regole di convivenza che riguardano tutti, non soltanto la maggioranza del governo che le impone secondo la propria convenienza.
Questo referendum è solo l’ultimo anello di una catena di decisioni e di avvenimenti. E' importante soffermarci sul contesto per decidere informati. Per questo ti segnaliamo qui alcuni punti per la tua riflessione:
1. Come purtroppo sai anche tu, in Italia e in tutto l’Occidente dagli anni Ottanta del secolo scorso cresce l’ineguaglianza. Pochissimi ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sono sempre più numerosi.
2. La finanza ha preso il sopravvento sulla produzione, e anche sulla grande maggioranza dei cittadini. Si è arrivati al punto che da una grave crisi economica i principali responsabili siano usciti ancora più forti.
3. Come si potrebbe porre rimedio? Con la democrazia. Si potrebbe, attraverso le elezioni, selezionare dei rappresentanti che facciano scelte diverse. Si potrebbero votare persone che, ad esempio, decidano di separare le banche commerciali (quelle che raccolgono i nostri risparmi e li prestano agli imprenditori) da quelle finanziarie, che così speculerebbero solo a loro rischio.
4. C’è però chi non vuole. In questi giorni circola molto e fa scalpore un documento che è stato pubblicato nel 2013 dalla J.P.Morgan and Co., la principale banca d’affari degli Stati Uniti. In questo rapporto si legge che la democrazia in alcuni Paesi è troppa: soprattutto in Paesi come l’Italia, con costituzioni democratiche che assicurano eccessivi diritti sociali e politici.
5. Nel frattempo viene screditata da tutti la politica, sempre più rissosa e inconcludente. In Italia è calata drasticamente la percentuale di cittadini che partecipano al voto: se prima andava a votare circa l’80%, adesso di solito va alle urne solo la metà degli aventi diritto.
6. Non a caso il governo Berlusconi, con la tacita solidarietà dei partiti di opposizione, ha fatto approvare una legge – il c.d. Porcellum – che introduce un premio di maggioranza e priva in gran parte i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti. A quella riforma, sconfessata dalla Corte Costituzionale, ne ha fatto seguito un'altra, l’Italicum, che riproduce gli stessi difetti della legge precedente.
Questa riforma è un altro anello di una catena che, anche attraverso la modifica della Costituzione, indebolisce la libera scelta da parte dei cittadini dei loro rappresentanti. Si tratta di un ulteriore attacco alla democrazia, perché:
- Indebolisce ulteriormente il Parlamento, sottraendo ancora una volta ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, sul modello delle leggi Porcellum e Italicum. La riforma crea infatti al posto dell'attuale Senato una seconda camera di nominati che ha scarsi poteri, ma che è in grado di complicare l'approvazione delle leggi. Non è vero che semplifica e accelera il processo legislativo!
- La riforma indebolisce la separazione dei poteri. Viene rafforzato il peso della maggioranza di governo nell'elezione del Presidente della Repubblica e dei membri della Corte Costituzionale.
- Il nuovo testo rafforza il potere centrale rispetto a quello delle autonomie locali.
- La legge costituzionale dichiara di voler risparmiare denaro pubblico, ma in realtà evita soluzioni più radicali, come ad esempio un Parlamento con una sola camera e un numero di deputati ridotto.
Con questa riforma viene indebolito il potere del Parlamento rispetto a quello del Governo e dei partiti. Insomma, quella democrazia che la Costituzione nella sua forma attuale garantisce e che ci riconosce come cittadini e non come sudditi.
Per questo non ci limitiamo a chiedere il tuo voto per il no, ma ti proponiamo di:
1. Diffondere questa prima lettera a tutti i tuoi amici, soprattutto a quelli che non hanno ancora pensato a come votare per il referendum, e a mandarci i loro indirizzi;
2. Prendere contatto con il comitato per il NO a te più vicino o a costituirne uno nuovo, dandocene notizia;
3. Mandarci un piccolo contributo, anche solo tre euro, che ci consenta di continuare ad aggiornarti sugli sviluppi di una campagna che diventerà sempre più dura per l’importanza della posta in gioco. Noi non abbiamo poteri forti alle spalle e dipendiamo solo da cittadini come te.
Per ulteriori approfondimenti sulla riforma puoi visitare i siti: www.iovotono.it
Grazie! Con amicizia
abbiamo deciso di scriverti per parlarti di un argomento che ci sta molto a cuore.
In autunno come sai si terrà il referendum sulle riforme costituzionali. Siamo convinti che se vinceranno i SI noi saremo sempre meno cittadini di questa Repubblica, e sempre più sudditi di un potere che si sta rapidamente trasformando, anche attraverso questa riforma della Costituzione. Se invece, come speriamo, saranno i NO a prevalere, potrebbe interrompersi una catena di avvenimenti che ci rende tutti più deboli e meno padroni del nostro destino. Si aprirebbe l’opportunità di costruire qualcosa di migliore.
Da qualche tempo anche Matteo Renzi non perde occasione per parlare del referendum. Si comporta così perché spera di poter sfruttare la vittoria dei SI per suo uso e consumo politico. In realtà questa riforma è un cambiamento delle regole di convivenza che riguardano tutti, non soltanto la maggioranza del governo che le impone secondo la propria convenienza.
Questo referendum è solo l’ultimo anello di una catena di decisioni e di avvenimenti. E' importante soffermarci sul contesto per decidere informati. Per questo ti segnaliamo qui alcuni punti per la tua riflessione:
1. Come purtroppo sai anche tu, in Italia e in tutto l’Occidente dagli anni Ottanta del secolo scorso cresce l’ineguaglianza. Pochissimi ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sono sempre più numerosi.
2. La finanza ha preso il sopravvento sulla produzione, e anche sulla grande maggioranza dei cittadini. Si è arrivati al punto che da una grave crisi economica i principali responsabili siano usciti ancora più forti.
3. Come si potrebbe porre rimedio? Con la democrazia. Si potrebbe, attraverso le elezioni, selezionare dei rappresentanti che facciano scelte diverse. Si potrebbero votare persone che, ad esempio, decidano di separare le banche commerciali (quelle che raccolgono i nostri risparmi e li prestano agli imprenditori) da quelle finanziarie, che così speculerebbero solo a loro rischio.
4. C’è però chi non vuole. In questi giorni circola molto e fa scalpore un documento che è stato pubblicato nel 2013 dalla J.P.Morgan and Co., la principale banca d’affari degli Stati Uniti. In questo rapporto si legge che la democrazia in alcuni Paesi è troppa: soprattutto in Paesi come l’Italia, con costituzioni democratiche che assicurano eccessivi diritti sociali e politici.
5. Nel frattempo viene screditata da tutti la politica, sempre più rissosa e inconcludente. In Italia è calata drasticamente la percentuale di cittadini che partecipano al voto: se prima andava a votare circa l’80%, adesso di solito va alle urne solo la metà degli aventi diritto.
6. Non a caso il governo Berlusconi, con la tacita solidarietà dei partiti di opposizione, ha fatto approvare una legge – il c.d. Porcellum – che introduce un premio di maggioranza e priva in gran parte i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti. A quella riforma, sconfessata dalla Corte Costituzionale, ne ha fatto seguito un'altra, l’Italicum, che riproduce gli stessi difetti della legge precedente.
Questa riforma è un altro anello di una catena che, anche attraverso la modifica della Costituzione, indebolisce la libera scelta da parte dei cittadini dei loro rappresentanti. Si tratta di un ulteriore attacco alla democrazia, perché:
- Indebolisce ulteriormente il Parlamento, sottraendo ancora una volta ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, sul modello delle leggi Porcellum e Italicum. La riforma crea infatti al posto dell'attuale Senato una seconda camera di nominati che ha scarsi poteri, ma che è in grado di complicare l'approvazione delle leggi. Non è vero che semplifica e accelera il processo legislativo!
- La riforma indebolisce la separazione dei poteri. Viene rafforzato il peso della maggioranza di governo nell'elezione del Presidente della Repubblica e dei membri della Corte Costituzionale.
- Il nuovo testo rafforza il potere centrale rispetto a quello delle autonomie locali.
- La legge costituzionale dichiara di voler risparmiare denaro pubblico, ma in realtà evita soluzioni più radicali, come ad esempio un Parlamento con una sola camera e un numero di deputati ridotto.
Con questa riforma viene indebolito il potere del Parlamento rispetto a quello del Governo e dei partiti. Insomma, quella democrazia che la Costituzione nella sua forma attuale garantisce e che ci riconosce come cittadini e non come sudditi.
Per questo non ci limitiamo a chiedere il tuo voto per il no, ma ti proponiamo di:
1. Diffondere questa prima lettera a tutti i tuoi amici, soprattutto a quelli che non hanno ancora pensato a come votare per il referendum, e a mandarci i loro indirizzi;
2. Prendere contatto con il comitato per il NO a te più vicino o a costituirne uno nuovo, dandocene notizia;
3. Mandarci un piccolo contributo, anche solo tre euro, che ci consenta di continuare ad aggiornarti sugli sviluppi di una campagna che diventerà sempre più dura per l’importanza della posta in gioco. Noi non abbiamo poteri forti alle spalle e dipendiamo solo da cittadini come te.
Per ulteriori approfondimenti sulla riforma puoi visitare i siti: www.iovotono.it
Grazie! Con amicizia
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